L’inquinamento ai tempi del Coronavirus

Mentre il nostro Paese sta fronteggiando una grave emergenza sanitaria, ogni tanto arriva anche qualche risvolto positivo, conseguenza di un tassativo decreto ministeriale che impone alcune misure per arginare la pandemia del Covid-19. La sospensione di parecchie attività produttive, la chiusura di alcune fabbriche e non per ultimo la riduzione del traffico su ogni mezzo, hanno favorito una sensibile riduzione degli inquinanti sulla Pianura Padana. Può sembrare una novità, ma girava notizia che per lo stesso motivo, nelle grandi metropoli cinesi notoriamente tra le più inquinate del mondo, le rilevazioni satellitari mostravano un’impressionante riduzione delle sostanze inquinanti nell’atmosfera, già dalla fine di febbraio. Se il miglioramento sta assumendo caratteristiche globali, in Italia dopo l’abbattimento degli inquinanti da parte del vento dei giorni scorsi, lo smog stenta a risalire rendendo l’aria più che accettabile. Su buona parte del Nord, le concentrazioni di particolato fine, del biossido di azoto e di altre sostanze inquinanti, non hanno mai superato i 50µg/m³ se non in alcune zone – come la nostra Provincia – rimangono abbondantemente al di sotto di quella soglia.

I benefici non si fermano qui; uscendo dal tema inquinamento e passando a quello dei gas climalteranti, si nota persino una diminuzione delle concentrazioni di anidride carbonica, sia a livello locale, che a scala globale. Evidente è la rilevazione dell’osservatorio del Monte Cimone – dove in soli 4 giorni si è scesi di 6 ppm –, riscontrando un beneficio non indifferente anche per l’atmosfera.

Tutto ciò fa riflettere sulla nostra consapevolezza di “pericolo”, dove se da una parte stiamo vivendo il clamore più che giustificato di questa emergenza, con casi sanitari che risultano esponenzialmente in crescita, dall’altra parte però bisogna prendere atto che, il numero dei ricoveri ospedalieri in Italia per esposizione agli inquinanti, anche se non paragonato direttamente all’andamento mensile, supera gli 85 mila casi all’anno.

Roberto Nanni divulgatore scientifico di AMPRO Associazione Meteo Professionisti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...