Terremoto dell’Irpinia: sembrò primavera invece arrivarono freddo e neve

Nel racconto di chi ha vissuto la tragedia in prima persona e sopratutto nei ricordi di chi giovanotto non lo è più, quella domenica mattina del 23 novembre 1980 apparve insolitamente mite, con una temperatura quasi da primavera e un sole troppo caldo per fine autunno, in un’aria ferma in modo irreale. La scossa delle 19.34 però cambiò tutto.

Cambiò le condizioni meteorologiche, perché, subito dopo il silenzio profondo seguito al rombo della terra e al crollo degli edifici, una notte gelida piombò sui superstiti, e la prima neve si affacciò sullo scenario devastato dei paesi delle aree interne tra la Basilicata e le province dell’Avellinese e del Salernitano, anticipando quello che pochi giorni dopo divenne l’inverno più freddo e nevoso degli ultimi 50 anni.

Ma in tutto questo, quale correlazione avrebbe potuto esserci come segnale premonitore di quel nefasto giorno? E perché nella credenza popolare, specie dei più anziani, è ben radicata la convinzione di “aria da terremoto”?

Tra i terremoti più devastanti avvenuti dopo un caldo anomalo, certamente si ricordano quello del Friuli, nel maggio 1976, e quello dell’Irpinia, nel novembre 1980. In particolare in quest’ultimo periodo si proveniva da mesi di sotto media climatologica, ma quella terza decade di novembre fu caratterizzata da un anticiclone invadente, contraddistinto da anomalie termiche che in quota risultarono molto miti per il riferimento di allora; ragion per cui, con buona approssimazione, si può ritenere che le zone montuose come l’Irpinia furono mediamente più calde rispetto alle aree di pianura.

Non sempre, però, il caldo anomalo anticipa terremoti devastanti. Durante il terremoto dell’Emilia di otto anni e mezzo fa, infatti, le temperature erano perfettamente in linea con la media stagionale. Il 6 aprile 2009, a L’Aquila, il clima era ancora rigido e invernale nonostante fosse primavera. Il terremoto di Avezzano, nel 1915, avvenne invece in uno degli inverni più freddi che la memoria storica degli abruzzesi ricordi.

Una teoria quindi priva di ogni fondamento scientifico quella di associare le anomalie termiche al terremoto, che trova le sue fondamenta come leggenda storica tramandata dai Greci, intenti a dare una spiegazione agli eventi sismici con varie manifestazioni della natura, e che, ancora oggi, viene enfatizzata dai più superstiziosi che vivono con ansia immotivata periodi di caldo fuori stagione.

Roberto Nanni Tecnico Meteorologo Certificato e divulgatore scientifico AMPRO Meteo Professionisti

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